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Compravendita

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Vendita di cosa altrui

Generalità  - La vendita di cosa altrui è quella avente ad oggetto una cosa che al momento della stipulazione del contratto non appartiene al venditore, ma fa parte del patrimonio di un terzo.

Si distinguono tre ipotesi: a) quella in cui la cosa altrui è considerata tale dal venditore e dal compratore; b) quella in cui il compratore ignora, in buona fede, l’altruità della cosa (art. 1479 c.c.); c) il venditore aliena la cosa altrui a nome proprio, ma il compratore ne conosce l’altruità. Si tratta quindi di una vendita cd. obbligatoria, nella quale l’effetto traslativo è rinviato al momento in cui il venditore riesce a procurarsi la proprietà della caso dal titolare.

 

Effetti – In caso di ignoranza da parte del compratore dell’alienità del bene si realizza istantaneamente, ossia al momento della conclusione del contratto, un’inattuazione dell’attribuzione traslativa; nei casi in cui, invece, il compratore sia a conoscenza di tale situazione, il venditore avrà un congruo termine (ex art. 1183 c.c.) per adempiere all’obbligazione di far acquistare la cosa e il compratore potrà domandare la risoluzione (ex art. 1453 c.c.) solo ove tale termine decorra infruttuosamente.

 

Tutela – L’art. 1479 c.c. stabilisce che spetta al compratore la tutela data dalla risoluzione del contratto, con la restituzione del prezzo, il rimborso delle spese e dei pagamenti fatti per la vendita e per la cosa, oltre al risarcimento del danno. Si tratta di una speciale responsabilità contrattuale per inattuazione dell’effetto reale, che presenta un tratto oggettivo attinente alla risoluzione (alle restituzioni e conseguenti rimborsi) ed uno soggettivo, inerente l’aspetto colposo della condotta tenuta dal venditore che si riverbera sul risarcimento dei danni, compendiato dall’interesse contrattuale positivo.

 
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Ottenere la giusta tutela delle proprie ragioni è sacrosanto, non rinunciate a "lottare": il diritto cambia di continuo, magari potete vedervi riconoscere oggi quello che ieri sarebbe stato impossibile.

I cosiddetti " soggetti deboli" sono persone come le altre, un individuo fragile è qualcuno che  sogna come tutti, che ha i suoi progetti, le sue aspettative, che va sempre ascoltato  e rispettato.

Litigare è rischioso, un buon legale è quello che chiede magari meno di quanto speravate, ma facendolo arrivare prima che si può, senza litigi, senza costi ingiustificati, senza inutili stress.

Danno biologico, morale, esistenziale: chiedere poco a titolo di risarcimento è sbagliato, troppo si rischia di irritare il tribunale. Occorre far valere il danno effettivo, niente di meno e niente di più.

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